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Gli oggetti dell'identità: La Tradizione quale fonte






Il Kažun (casetta rotonda in sasso tipica dell'Istria), le sopele (pifferi) e l'abito tradizionale femminile di Dignano: influssi antestorici, medievali e barocchi sui vari segmenti del mondo pluriculturale istriano e il loro simbolismo mutevole.

Il Kažun (detto anche casita) è un rifugio campestre di forma rotonda costituito di pietre incastonate in un muro a secco. Le pietre, che servivano per la sua costruzione, venivano raccolte per i campi da dove venivano tolte perchè intralciavano la lavorazione della terra. Il tetto veniva costruito con la tecnica della “falsa cupola” disponendo lastre sottili di sasso in centri concentrici sempre più stretti, senza alcun materiale fissante. Il «kažun» era un rifugio, un luogo dove si deponevano gli arnesi, per sorvegliare i campi e i vigneti prima della raccolta e della vendemmia quando il raccolto era meta di ladri.
Si tratta di un elemento culturale paleo-mediterraneo che non è legato ad alcun gruppo etnico, dato che è più antico di qualsiasi nota colonizzazione della penisola istriana. In Istria generalmente si trova nella parte meridionale e occidentale. Simili costruzioni sono presenti anche altrove in Europa (la Provenza, la Grecia, l'arcipelago britannico, l'Irlanda e la Scandinavia), mentre nella regione italiana Puglia fungevano anche da abitazioni.
Oggi, in Istria, il «kažun» esiste come simbolo ampliamente esteso di “istrianità” e come tale spesso si trova costruito di recente nei cortili delle case di famiglia o dei ristoranti, ma anche come logo di molte società. È stato per innumerevoli volte riprodotto negli opuscoli turistici. Oggi viene costruito anche laddove prima non c'era, diventando così parte di un' «istrianizzazione» onnipresente, ovvero di una tendenza per cui alcuni simboli identificati, caratteristici nel passato solo di un determinato luogo, più tardi si espandono rappresentando tutto lo spazio, quello istriano. Molti souvenirs sono fatti a forma di kažun – in pietra, ceramica, legno, vetro e addirittura in oro.

Le Sopele (o roženice) sono uno strumento tradizionale a fiato analogo all'oboe, caratteristico dell'Istria, del litorale croato e delle isole del Quarnero. Generalmente vengono suonate in coppia (uno suona la piccola e l'altro la grande sopela). A volte accompagnano anche altri strumenti, come di recente la fisarmonica. Tradizionalmente venivano suonate nei momenti più solenni (come le nozze) ma anche per la danza.
Nonostante fossero apparse in Istria appena nel periodo del Rinascimento, vengono oggi percepite come un fenomeno culturale “autentico” “autoctono” “antico” caratteristico per la cultura slava, ovvero croata dell'Istria. La loro importanza ed il loro ruolo vennero accentuati con la fondazione dei numerosi gruppi folcloristici in Istria, tanto che oggi vengono suonate più che mai. Sono diventate, nel contempo, anche uno dei simboli più importanti dell'Istria, immancabili alle fiere turistiche internazionali, sulle cartoline, come souvenirs e ai matrimoni di quelli che vogliono marcare la loro cerimonia di un'impronta più istriana.

La cittadina di Dignano/Vodnjan nei pressi di Pola, era in passato una delle maggiori città istriane e uno dei più importanti centri di cultura degli Italiani dell'Istria, ivi soprannominati Bumbari. Dopo la II guerra mondiale avvenne un esodo della popolazione italiana dell'Istria dalle immense proporzioni e di conseguenza anche Dignano rimase mezza abbandonata. Oggi sono pochissime le famiglie di Bumbari che vivono in città; la Comunità degli Italiani di Dignano, però, mantiene la propria attività all'interno del gruppo folcloristico, sottolineandone l'identità di una volta il cui simbolo importante, quasi principale, è l'abito tradizionale femminile. Esso permette di evocare i sentimenti ed i ricordi dei “bei vecchi tempi”. Questi costumi furono ricostruiti e rinnovati ancora negli anni venti del XX secolo (periodo in cui scomparvero dall'uso quotidiano) perchè già allora identificati come simbolo rilevante della comunità del luogo. Da allora incominciarono ad essere usati per scopi di rappresentanza, generalmente sui palchi scenici. Alle esibizioni del gruppo folcloristico di Dignano oggi si usa esclusivamente la variante più ricca del costume femminile. Nel tempo esso è stato spesso ritratto come motivo sulle pubblicazioni turistiche, sulle bambole, sotto forma di souvenir, sulle etichette delle bottiglie di vino e altrove.

Tutti e tre i fenomeni culturali furono soggetti a cambiamenti di funzione e significato. Hanno subito pure una strumentalizzazione nel processo di recente formazione e realizzazione dell'identità culturale dell'Istria (negli ultimi 15 anni) all'interno del quale hanno servito anche per la promozione turistica della regione. Le sopele erano anche oggetto di un'interpretazione ideologizzata della cultura, mentre il costume tradizionale femminile di Dignano (dopo che era già stato riconosciuto un centinaio d'anni fa come simbolo dell'identità locale) rappresenta il mito e il ricordo di un “passato migliore”.