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Le cento facce degli oggetti

1.12.2005 -15.2.2006




Le cento facce degli oggetti

La scopa di traverso sulla soglia o in mano alla prima maschera del corteo, il buinç cavalcato nella notte di San Giovanni, il neonato legato allo spiedo e fatto girare tre volte accanto alla fiamma, il catenaccio del focolare messo a bollire, il pettine passato sul seno della donna che allatta, lo specchio velato durante l'agonia, l'aratro sotto il letto della coppia che non puo generare, il vomere che ara la pozza d'acqua per far piovere, il setaccio e le forbici per scoprire il ladro, la falce brandita contro la grandine e il coltello che taglia la coda della tromba d'aria...

Come inquadrare e interpretare queste tradizioni d'impiego degli strumenti di lavoro e degli accessori di casa?
Gli oggetti di un museo etnografico vengono pensati e osservati, generalmente, in rapporto alle sole funzioni pratiche, in contesti di lavoro. Ma gli oggetti sono molto di piu. Possiedono una carica simbolica che li colloca al centro di operazioni piu intriganti. Sono oggetto di dono, passano di mano in mano secondo regole tradizionali, condensano su di sé e intorno ai segni dell'usura storie di vita, acquistano valore affettivo, si caricano di valenze estetiche, si trasformano in elementi di identificazione (l'iconografia dei santi e dei mestieri), incrociano anche le credenze e le pratiche magiche come elementi indispensabile dei rituali e della loro attesa efficacia.

La mostra-percorso immaginata per il Museo di storia contadina di Fontanabona ricostruisce episodi della vita complessa di alcuni strumenti del lavoro contadino e artigiano e di alcuni utensili di casa: protagonisti di rituali terapeutici e di divinazione, gesti protettivi e di aggressione, agenti di un fare simbolico che incrociava e integrava il fare pratico, entro il cerchio del calendario e lungo l'arco del vivere. Rimanda alle strutture profonde della storia e della cultura contadina: la sapienza delle connessioni, il valore dei richiami, il gusto della metafora, la forza dei simboli materiali.

Gian Paolo Gri